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Torna la gloriosa ADN per un disco che tiene pienamente fede alle aspettative dell’etichetta. Gli Extrema Ratio sono in quattro: alla voce Xlaidox, hardcore ex Indigesti e molto altro che sceglie i testi prendendoli da o ispirandosi a Mao Tse-tung, Antonio Gramsci, Pier Paolo Pasolini e William Burroughs (un cut-up); al sax l’ex Anatrofobia Alessandro Cartolari; alla batteria Diego Rosso, già con gli Ex-p; all’elettronica Valdjau Katportha, alle spalle esperienze varie che vanno dall’hardcore all’elettronica spintarella. Il risultato è una musica felicemente ostica e creativa dove alla voce strozzata e sanguinolenta corrispondono ritmi variamente pestati e raffinati, inserti di elettronica come coltelli che affondano nella carne e un sax che viaggia e detta regole irregolari. Diciamo un free jazz-rock che può ricordare gli Anatrofobia ma al quale le lacerazioni della voce e le sforbiciate elettroniche aggiungono colori hardcore rock pur non essendolo in alcun modo strutturalmente. L’ottovolante parte con Naked Convulsion, intro con la voce di Burroughs che legge Pasto Nudo e poi spasmi di batteria vaga e voce e sax che si scambiano effusioni preliminari. Lust of Death è il primo piatto forte, una specie di suite che accosta un insistito percussivo, uno sfilacciamento e infine un bestiale sfibramento vocale che trova poi miglior compimento nelle seguenti dilatazioni e convulsioni di Theorem, ispirata a Canon di Mingus con testo vomitato da Teorema di Pasolini: tipo gli Oxbow su base sfatta e liricissima. Questa è una musica che non fa prigionieri: I 8 Indifference è un cazzotto sui denti come da testo (Gramsci) che alterna pause circospette e improvvise eruzioni hardcore; Asthenic Rite, con ospiti Fritz Welch alla voce e Luca Benedetto alla tromba, è una fase ambientale d’effetti levitanti; infine Revolution romba e spinge sul rock testosteronico e percussivo (la rivoluzione non è un pranzo di gala) tra sirene d’allarme, urla e botte (ma un atto di violenza). La ADN non se n’era mai andata, la ADN è qui.

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“Nothing is true, everything is permitted; everything is permitted because nothing is true”. Ḥasan-i Ṣabbāḥ, leader dell’Ordine degli Assassini, setta attiva nel Vicino Oriente tra XI e XIII secolo, ripreso dalla voce sorniona e familiare di zio Billy Burroughs nel pezzo di apertura, “Naked Convulsions”, mette subito le cose in chiaro: strappi, rimbrotti, polvere, forme anarchiche a cercare vita in un deserto apocalittico, la bellezza che cresce cocciuta nella ruggine. Il sax baritono di Alessandro Cartolari (Anatrofobia, Masche) tenta una via in mezzo ai detriti (l’elettronica di Voldjau Katportha e la batteria frammentata e libera di Diego Rosso, pure lui già ascoltato con Masche); ad aggiungere quanti di rabbia hardcore la voce di .xlaidox., come se i Converge fossero improvvisamente andati in fissa con il free più ruvido ed elettrico o con l’industrial più libero e spappolato. Da qualsiasi punto osserviamo questi sei affilati prototipi di catastrofe, queste versioni audio acide, europee ed incattivite di “Tetsuo The Iron Man”, la sensazione è quella, benvenuta, di una band che se ne fotte di qualsiasi galateo e di ogni steccato, per cui frulla e devasta senza alcuna inutile posa, perplessità o timori reverenziali (di nuovo: “Nothing is true, everything is permitted; everything is permitted because nothing is true”), urgenza punk (l’attacco da Bad Brains in ultra anfetamina o da Cripple Bastards sepolti nella neve improdigitale di “Indifference”), strutture libere, corpi di brani sbranati da jene feroci, da predatori alla fine della catena acustica, cattivi, ispidi, ipnotici e devastanti per potenza, nitore, rabbia compressa ed esplosa. I bagliori zen di “Asthenic Rite”, con Luca Benedetto dei Satoyama alla tromba e la voce di Fritz Welch dei Peeesseye per uno spoken allucinato, come un Amiri Baraka pallido e post-atomico; poi piani sequenza inclinati, cieli a sputare fuliggine, abissi, vertigini, precipitare lentamente, seguendo traiettorie inesorabili e precise, dentro pozzi elettroacustici, per poi risalire fino all’iperuranio. Tutti i pezzi nascono da libere improvvisazione su una tonalità o su un riff, su cui fioriscono le declamazioni di .xlx., abile nel dare alla propria voce mille vesti con un sapiente, creativo uso degli effetti, tra satori e furore. Immaginatevi dei Cop Shoot Cop in combutta con un gruppo Esp degli albori (Revolution), qualche blackmetallaro meno disperato e didascalico del solito in fissa con Ayler, i caleidoscopi marciti in soffitte malsane dei This Heat presi in prestito da un gruppo di monelli screamo. L’uso delle voci registrate regala all’insieme un ottimo effetto da audioblob travolgente, urgente, attuale (testi di Pasolini, oppure ispirati a Gramsci, la direzione è chiara). “Theorem” riprende il tema di “Canon” di Mingus per poi marcire altrove, tra interferenze, discariche, scariche elettriche, sincopi, nevrosi giapponesi. Un suono cattivo, primitivo, ispido, come un vulcano in perenne evoluzione, un cut-up di mille istanze in precario equilibrio tra ancestrale e digitale. Abbiamo ancora e sempre bisogno di musiche non allineate, di un modo altro di dire le cose, senza artifici, senza retorica. Il quartetto Extrema Ratio esplora, nomen omen, la maniera ultima, il piano estremo e sono lame splendenti e pulsanti ferite a colare sangue denso e prezioso, in quest’epoca cinica, anemica, disastrata. Un metodo pericoloso: uno tra i più consigliati per tenere vivo il fuoco di quello che una volta chiamavamo underground e che, cocciuto, nonostante tutto, continua imperterrito a mandare luminosi segnali di esistenza e (perdonate la retorica) resistenza. Pubblica la storica ADN, e dovremo tornare presto da queste parti con un’intervista.

In 1989, John Zorn, in the liner notes of Spy Vs Spy (Elektra), a cover album of Ornette Coleman compositions, thanked (among many) the bands Napalm Death, Blind Idiot God, and The Accused, before finishing with “Fucking hardcore rules. Smash racism.” Zorn’s music comes slamming back to mind with A Dangerous Method from Extrema Ratio, because the timing is right for improvised music to return to hardcore. “Naked Convulsions” opens the disc with a sample of the writer William Burroughs explaining, “Nothing is true, everything is permitted; everything is permitted because nothing is true.” These prophetic words may never have been more accurate given the first casualty in the presidency of Donald Trump was truth. The quartet of vocalist XlaidoX, baritone saxophonist Alessandro Cartolari, drummer Diego Rosso, and Valdjau Kathportha on electronics reanimate Zorn’s bands Naked City and Painkiller with the primal screams of vocalists Yamatsuka Eye and Mike Patton of The Dillinger Escape Plan. That opening track blasts screeching baritone against off-kilter beats and megaphone declarations to wake up. Throughout, the thickness of electronic pulse, baritone saxophone and bass drum kits, acts as heavy artillery. When the quartet switches back and forth between the thrashing speed violence and the quietude of strained whispers on “I 8 Indifference,” they work a juxtaposition to great effect. “Asthenic Rite” works an oxymoronic loud ambient post-apocalyptic path with the assistance of Luca Benedetto‘s trumpet and Fritz Welch‘s spoken words. By the time we get to the hardcore pulse of “Revolution” with words from Mao Tse-tung calling for a class war, it’s clear we’re not in Kansas anymore.

3,5/5

Carne al fuoco per il quartetto torinese Extrema Ratio, in primis la formazione: .xlaidox. (voce, Right In Sight), Alessandro Cartolari (sax, Anatrofobia), Valdjau Katportha (electronics, Lombas-X), Diego Rosso (batteria, Ex-P). I quattro sbriciolano free, noise, No wave al modo di Contortions, Borbetomagus, Flying Luttembachers. Con un occhio a testi di Gramsci, Pasolini, Mao, Burroughs. Brutale.

75/100

Extrema Ratio lives up to their name. The name relates to the maximum or minimum value of a function in maths. The music here is both maximum and minimum. Sometimes at the same time. Normally there is a rule for a member of a band to stand out and the rest plays around them, but here no one appears to be in charge. Everyone is pulling at once. Sometimes in different directions. .xlaidox.’s vocals. Alessandro Cartolari sax, Valdjau Katportha’s electronics and Diego Rosso’s drums combine to create something pleasurable but also massively unpleasant. And we’re grateful for them. A William S. Burroughs sample “Apocalypse. Consider an apocalyptic state. Nothing is true. Everything is permitted. Everything is permitted because nothing is true” kicks off their debut album ‘A Dangerous Method’. Whilst you are making sense of it, huge horns, dense electronics, sparse percussion and biting vocals kick in. It’s disorienting but compelling. ‘Naked Convultions’ is a great introduction to the album. Everything to follow is hidden in plain sight. ‘Lust of Death’ is more of the same, but everything has been ramped up. The horns sound like a wounded beast. The electronics wouldn’t feel out of place on a HyperDub album. In short. It’s wonderful. Throughout ‘A Dangerous Method’ the music is a mixture of shronk, punk/DIY, bass music and spoken word diatribes. It has wonderful throb to it. The saxophone is devastating. During ‘Lust of Death’ there are sections when Cartolari is just blowing for all he’s worth. Katportha’s electronics are pure filth, Rosso’s drums are being slammed and .xlaidox.’s vocals are distorted beyond comprehension. It’s brilliant. None of it really belongs together but it works incredibly well. It sounds like four random strangers met and just started playing. It feels pure and without an objective. Other than playing. However, there are moments of tender beauty. ‘Theorem’ is filled with sensuous sax that billows from the speaks. It is warm, friendly and, most importantly, counterbalances the electronic static blips and guttural, and primal, screams. ‘A Dangerous Method’ is a fascinating album that yields more with each listen. At times it feels like the howls of something in pain, and it probably is in all fairness, but at other times it is comforting with pangs of pathos. This isn’t an album to get lost in but to try and escape from, because once it starts you are trapped in its labyrinthine maze with some hulking mythic creature on your trail.

Sono il suono dell’incerto, della frantumazione, della contrapposizione frontale organizzata e non rattrappita in posa stilistica buona per social. Sono lo sputo in faccia di fronte allo specchio ed ai compromessi. Son materia che scalcia e indica vie antagoniste senza tanto menarsela. Sono il nulla dalle periferie dimenticate, utilizzate alla bisogna per riempire pagine di quotidiani ma di cui nel fondo non frega un cazzo a nessuno. Il lettino bello e l’arredo giusto, questo si che dovresti cercare prima di schiattare ti dicon tutti. La carota a penzolare di fronte al cavallo sempre tenuta più lontano, giorno dopo giorno, affanno dopo affanno. E vivi nella paura che il tuo piccolo sogno da altri sognato, ti sia sottratto. Son questa merda di presente, appeso come pesce a seccare che non secca ma si tramuta in nuova vita brulicante che manda a fare in culo chi lo voleva mangiare. Sono dubbio e superamento del dubbio che si tramuta in azione. Sono occupazione della tua comfort zone, non ascolto facile e svolazzante che poi scompare. Il Padre Eterno che pesta Giuda con i suoi spiccioli raccattati ancora in mano. Sono l’urlo dell’hardcore, del free e d’elettronica. Sono tante storie da scoprire per chi non conosce e da riscoprire per chi conosce. Sono le parole e le ispirazioni di Burroughs / Pasolini / Gramsci / Mao Tse-Tung. Son le mie parole che non contano un cazzo e vi chiedon soltanto: ascoltate.

Voto: 8,5

And now… to the extremes! Released via Italian label ADN Records only recently is “A Dangerous Method“, the first mini-album / EP outing created by the experimental four piece that is Extrema Ratio. Visually Industrial leaning and lyrically pairing own works with adaptions of texts by controversial figures like Mao Tse-Tung or William S. Burroughs and coming at us with a wordy, well theoretical, yet rhetorically impactful layout of the groups concept presented on the album cover it becomes pretty clear pretty fast that Extrema Ratio are not here to play. With their members coming from different backgrounds in Hardcore, Punk, FreeJazz, Rock and Improv, all genres not lacking of extremes either, and driven by an ultimate will to explore musical boundaries and sub-niches Extrema Ratio cater a highly unique fusion of hyperintense screaming and brutally growling vocals, the muscular drum power and vibe of classic Hardcore whilst all guitar and bass riffing usually associated with the genre have been replaced by oftentimes shrieking, repetetive sax torture and underlying electronic effects to create a well demanding, yet highly recommended tour de force that’s to be fully appreciated by those who have been seeking out sonic extremes for a reason – and probably for years and years at this point, with the only exception to this vibe overall being the haunting, slightly schizophrenic cut that is “Asthenic Rite” which serves another layer of innate paranoia. Most excellent stuff, this.

A Dangerous Method non è free jazz distonico, è smembramento della forma allo stato puro, è furia animalesca che travolge come una macchina da guerra. Gli autori di questo attacco al sistema costituito sono un’accolita di menti aguzze dalle intuizioni straordinarie, capaci di conferire al suono del sax una voce eretica inaudita, micidiale come un artiglio che lacera l’anima. La demolizione degli schemi è prerogativa vitale per gli artefici di un’opera mostruosa come questa, il noto adagio “nothing is true, everything is permitted” si fa abbrivio per una musica estrema che ama i ritmi scomposti, le voci gutturali che declamano urlando, i synth granulari che spalancano voragini nelle zone buie del pensiero. Viscerali.

In realtà piatte e chiuse e pavide, che non sentono più l’esigenza di spingersi oltre, ogni individuo che acquisisce forma è, in quanto tale, atto rivoluzionario. Il nome Extrema Ratio, in tal senso, è dunque perfetto e che a latere del titolo “A Dangerous Method” campeggi la scritta “in six AKTIONEN” assume un significato importante, se non necessario. Extrema Ratio è una calamita che attira a sé veterani di quel pensiero non allineato che in Italia ha dato i natali a tanti progetti che hanno lasciato una cicatrice indelebile nella mente di chi non riusciva a trovare pace ad immergersi solo a metà (o anche meno) in quella che, sempre più a sproposito, viene chiamata “musica alternativa”, smettendo i panni di un significato artistico o il proprio opposto, in funzione del nulla assoluto. A venire attirati al nucleo ci sono .xlaidox., voce e parte del tutto di un mondo hardcore che è stato segno di rivolta qui come pochi altri posti al mondo, dietro al microfono di Right In Sight e in line-up dei miei concittadini Indigesti nell’ultimo “In Disparte”, Alessandro Cartolari, avanguardia jazz ex-Anatrofobia, Valdjau Katportha, che nella scena HC ha sempre sguazzato e che ha prestato le sue idee elettrogene a chiunque ne avesse bisogno e Diego Rosso, dietro le pelli degli allucinanti Ex-p. Le singole parti diventano collettività, e, in extrema ratio, danno vita ad un unicum, nel 2021. Le parole, in questi anni d’oscurantismo volontario, sgorgano a fiume ma hanno un unico, grande problema: sono vacue. Non vengono scelte, vagano libere ma senza un significato e attraversi significanti deleteri. .xlaidox., invece, usa le sue ponendo a monte un ragionamento, le orchestra ad arte e con naturalezza, non solo, prende anche quelle altrui e le fa sue, e le fonti che ispirano le sei azioni del disco hanno padri che della profondità hanno fatto il proprio metodo (pericoloso, non a caso): Pasolini, Gramsci, Mao-Tse Tung e Burroughs. Le dilania, le stende, le grida e le consuma. Le rende reali. Nella mareggiata jazzcore si infrangono follie, il suono è granuloso, si blocca in cesure pesanti e riparte in ambito apocalittico. Il sassofono spicca e spacca, poggia su intelaiature violente, come nastri che si inceppano e, incendiandosi, trovano sbocchi sempre più duri e virulenti, tra synth che insinuano lanciandosi in ritmiche harsh-techno e batterie asfissianti, di nuovo urla e sospiri, rigurgiti e disperazione, prese di posizione, antagonismo nel vero senso del termine, straziando l’ascoltatore, spazzando via l’indifferenza, portano a fondo in incubi fatti di carne e metallo. “A Dangerous Method” è il risultato di una necessità, una scossa che deve, giocoforza, essere movimento, in un’astrazione che codifica il delirio in musica (letteralmente) concreta, dura come il cemento, pesante come il pensiero.

Le quatuor Extrema Ratio sort la faux pour couper la tête aux conventions, élague les forêts du formalisme pour enterrer la pensée unique. A Dangerous Method est une leçon de maitrise absolue dans le déminage des genres, exaltant la face underground de la musique dans toute son excellence. Pratiquant un jazzcore pris dans le tapis de l’expérimental, les italiens nous invitent à mettre de coté le prévisible pour nous enchainer dans un magma de liberté bouillonnante, où les vociférations savent se déshabiller pour se mettre à nu. Le saxophone crisse sur des bribes de rythmes, alors que l’électronique tapisse l’ensemble, le tout traversé de frénésie vocale échappée d’un asile psychiatrique. Extrema Ratio développe une musique hérétique, soulevant le couvercle de l’audible pour nous faire basculer dans une dimension tissée de radicalité et de jusqu’au boutisme, tout en faisant preuve de retenue et d’explosivité, de beauté déviante et de poésie labyrinthique. Puissant.